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Trieste Contemporanea: dialoghi con l'arte dell'europa centro orientale
 
gia edzgveradze
the dud smuggler (unexpected outcome)

dal 20 dicembre 2014 al 12 febbraio 2015

 
self-portrait, Gia Edzgveradze, screenshot 2014-11-15 at 9.13.39 pm        fake head, Alcatraz Federal Penitentiary, Alcatraz Island, USA

 

inaugurazione sabato 20 dicembre, ore 18.30  

una produzione Trieste Contemporanea e Studio Tommaseo
nell'ambito del progetto Smuggling Anthologies
 
 
Felice e attesissimo ritorno a Trieste dell’artista georgiano Gia Edzgveradze, che è stato Premio Giovane Emergente Europeo Trieste Contemporanea molti anni fa. L’artista propone in mostra allo Studio Tommaseo The Dud Smuggler (Unexpected Outcome) – Il contrabbandiere difettoso (un risultato inaspettato). L’allestimento è uno svolgimento del suo contributo al convegno di Trieste, dello scorso novembre, per il progetto Smuggling Anthologies – Antologie di contrabbando, l’iniziativa croata-slovena-italiana supportata dal Programma Cultura dell’Unione Europea e che è stata svolta per l'italia da Trieste Contemporanea. 
L'approccio personale di Gia Edzgveradze ai temi del contrabbando è una poetica riflessione sulla prigionia, sull’immaginazione, sulla "fuga". In mostra una riproduzione della famosa falsa testa lasciata di notte nel letto – e conservata tuttora nel museo del penitenziario federale americano – per la famosissisima e unica fuga dal carcere di Alcatraz, da cui il regista Don Siegel ha anche tratto nel 1979 il film Escape from Alcatraz. Questo elemento cardine della mostra fa rimbalzare sulla perete opposta un’interpretazione lirica e concettuale degli eterni sogni dell’essere umano: per esempio contrabbandare il sole. 
È proprio l’artista il contrabbandiere fallito per antonomasia, il dud smuggler citato nel titolo della mostra: il suo eroico tentativo di divulgare la conoscenza data dalle emozioni e la bellezza spesso non riscuote attenzione o non è compreso. La poetica di Gia Edzgveradze è fortemente influenzata dall'aver vissuto in Unione Sovietica, uno stato totalitario dove ad ogni livello e su ogni territorio c’erano restrizioni e divieti e dove, di conseguenza, anche il contrabbando esisteva ad ogni livello e su ogni territorio. La sua riflessione sulla dinamica e sugli esiti del traffico di idee, che si basa su ciò che era "altro" rispetto al set culturale sovietico, è ampliata e realizzata nella mostra con l'originalità, l'ironia e lo humor irriverente che contraddistinguono il lavoro di questo artista. 
Sarà a disposizione del pubblico un denso testo scritto da Gia Edzgveradze sulle categorie di contrabbando che esistevano in Unione Sovietica e che l’artista distingue in tre gruppi, i "contrabbandieri di ribellione", i "contrabbandieri di paradiso" e i "contrabbandieri della luna", i suoi preferiti.
Gia Edzgveradze è nato a Tbilisi, in Georgia e vive e lavora a Düsseldorf. Tra le sue presenze nei più prestigiosi musei ed eventi internazionali dell'arte è restata indimenticabile la sua incredibile partecipazione alla Biennale di Venezia del 1997, quando riempì il padiglione Russo di riso e carote. È stato docente nelle più importanti strutture educative artistiche tedesche: l'Accademia di Düsseldorf, la UDK di Berlino e la Alanus University di Alfter (Bonn).
 
 

Gia Edzgveradze
Contrabbandieri della luna
(*)

Voglio riflettere su un momento particolare della storia del contrabbando, che determinò un episodio culturale dolorosamente esotico.
Il contrabbando fu un fenomeno importante, che divise la popolazione dell'Unione Sovietica in due parti: coloro che bramavano un incerto futuro e coloro che si sentivano soddisfatti di un futuro pianificato e prevedibile.
L'Unione Sovietica era uno Stato totalitario – ad ogni livello e su ogni territorio vi erano restrizioni e divieti – quindi anche il contrabbando esisteva ad ogni livello e su ogni territorio.
Avevamo un tipo di contrabbando che occupava a tempo pieno, suddivisibile in tre sotto-gruppi simbolici: i "contrabbandieri di ribellione", i "contrabbandieri di paradiso" e i "contrabbandieri della luna".
 
I "contrabbandieri di ribellione" contrabbandarono pensiero dissidente dall'Unione Sovietica verso l'occidente, e viceversa – discorsi politicamente attivi e socialmente taglienti in generale, da ovest verso l'Unione Sovietica. Fu una grande missione, importante e pericolosa.
I "contrabbandieri di paradiso" servirono la vasta domanda della gente dell’Unione Sovietica per i beni materiali e per ogni genere di esempio di progresso estetico della cultura occidentale contemporanea. Questi beni resero le persone più felici e più orgogliose della loro esistenza - e talvolta perfino più snob. Ma, cosa ancora più importante, questo commercio illegale di merci ci rese consapevoli del flusso naturale di genesi e ordine delle cose, palese in Occidente, luogo dove il comparire di nuove forme non era per forza legato alla rappresentazione di una specifica ideologia. Così questi contrabbandieri sostennero una celebrazione sfavillante: del flusso naturale e continuo di nuovi significati appena nati.
Ma per me i più interessanti e importanti erano i "contrabbandieri della luna", e vi ero io stesso coinvolto. I "contrabbandieri della luna" avevano a che fare con i valori immateriali di tutto il mondo – che provenivano dall’oriente e dall'occidente – e anche dal nostro passato (perché anche molte forme e pensieri del passato erano vietati sotto il regime sovietico). I beni contrabbandati in questo caso avevano un carattere ontologico: erano testi filosofici, una varietà di forme e di dissertazioni esplicite sull'erotismo (di cui il discorso sessuale era una parte), fatti creativi che cercavano di superare il confine dell’ordinaria coscienza umana (nell’Unione Sovietica questo tipo di attività contemplative veniva chiamo pensiero idealistico) – in altre parole, tutto ciò che era "altro" rispetto alla razionale e pragmatica vita sociale comunista, costruita su diritti morali ben definiti. Quindi, i "contrabbandieri della luna" contrabbandavano due cose: sapore ontologico: immagini di arte contemporanea, musica contemporanea classica e pop, pornografia, film, eccetera; e anche ricerca ontologica: testi, documentazioni di fatti ed eventi – per così dire, tutto ciò che era "altro" per il set culturale sovietico.
Ma i "contrabbandieri della luna" sono, in generale, un evento complesso del traffico di idee: in occidente, le persone creative, gli iniziali "contrabbandieri della luna" del periodo del modernismo eroico, tentavano di contrabbandare ispirazioni dal territorio proibito della Verità; poi da ovest queste ispirazioni e intuizioni acquisite vennero ancora una volta contrabbandate in territorio sovietico. Una dinamica interessante!
I tre sotto-gruppi di contrabbandieri nell’Unione Sovietica, insieme, crearono nella consapevolezza dei cittadini sovietici dei valori di carattere sacro e gli agenti di questi valori ebbero una aura brillante, vitale e magica. Siccome i beni contrabbandati provenivano principalmente dall’occidente, l’occidente divenne sacro in quanto solo intangibile produttore di ciò di cui gli esseri umani hanno bisogno a tutti i livelli: la ribellione, il paradiso e la luna.
 
Ma i tempi cambiarono radicalmente e la straordinaria isola sperimentale che fu l'Unione Sovietica scomparve. Sono diventato un artista occidentale e ho scoperto che i primi “contrabbandieri della luna”, i membri della società occidentale menzionati sopra, che contrabbandavano ispirazioni e intuizioni di Verità, sono praticamente scomparsi e il mondo dell'arte è ormai orbato di questa grande stirpe di esseri umani, i "contrabbandieri della luna".
Come è potuto succedere?
All'inizio dell'ultimo quarto del ventesimo secolo, la società occidentale rimase profondamente delusa dai risultati dei comuni tentativi di sfondare i confini, sforzi che miravano a costruire qui sulla terra (con l'aiuto di ribelli e rivoluzioni) la pace e l'armonia.
Così le principali basi teoriche di queste attività – le verità delle "grandi narrazioni" – diventarono fortemente sospette e, infine, vennero screditate; ma la risposta del mondo culturale ad un fatto di cambiamento epocale come è quello dell’eliminazione della Verità metafisica e del suo orientamento verticale, è peculiare: per usare un eufemismo, invece che cercare una verità diversa, la ricerca della verità fu abbandonata del tutto. Per questo equivoco il mondo culturale divenne più felice, più affollato e più dinamico – il suo potere di dedizione fu felicemente connesso con il mondo stesso e messo al servizio di un "futuro migliore". L’arte fu coinvolta con i problemi mondiali e cominciò a dedicare la maggior parte del potere del suo linguaggio a problemi politici, economici, demografici, etnici, femministi, ambientali e a tutti i tipi di temi della discriminazione e così via. Questi tipi di attività ricevettero un più generoso sostegno da parte dello Stato attivando un numero immenso di progetti in tutto il mondo, perché questo tipo di progetti anche migliora ed eleva l'immagine dello Stato. Grazie a questo supporto, il mondo dell'arte è diventato anche più "fortunato": più viaggi, più divertimento, più interazioni di ogni genere e più persone coinvolte. Questi nuovi tipi di attività sono più democratici e aperti alla partecipazione di un più ampio numero di artisti. – Così il mondo dell'arte è diventato meno cupo, più gioioso e interattivo; si è istituita una vita culturale più comunitaria, con migliori e più amichevoli interazioni tra artista e curatore – e la matrice di potere tra artisti e curatori è stata tangibilmente invertita.
E che dire dei contrabbandieri?
I contrabbandieri di intuizioni ontologiche, i contrabbandieri dei tratti della faccia "Altra", i contrabbandieri di nessun tratto della insignificanza, tutti spariscono. Se non vi è alcuna necessità di prodotti clandestini, nessuno che abbia il dono del contrabbandare ha l'opportunità di scoprire questo talento dentro di sé.
I "contrabbandieri della luna" sono scomparsi nello stesso modo della figura centrale di Un Digiunatore di Kafka. Questi tipi di competenze non sono più richiesti.
 
Note: vecchie espressioni di contrabbandieri storici: L'arte ha sempre a che fare con la Verità. (Barnet Newman);  l'arte si occupa sempre di domande fondamentali. (Joseph Beuys).
 
 
(*) contributo al convegno di Trieste del progetto Smuggling Anthologies svoltosi all'Auditorium del Museo Revoltella, il 7 novembre scorso. Guarda il video.  
 
 
 
orario: da lunedì a sabato, 17 – 20
ingresso libero
tel. +39 040 639187
info@triestecontemporanea.it