Trieste Contemporanea novembre 2001 n.8
 
Un panorama in evoluzione
Vecchi muri e nuovi spazi

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1. COME E’ CAMBIATO IL RUOLO DEL CURATORE IN QUESTI ULTIMI ANNI?

2. COME VALUTA IL RESPONSO DEL PUBBLICO ALL’ARTE CONTEMPORANEA? HA NOTATO CAMBIAMENTI NEL TIPO DI PUBBLICO E/O L’AFFLUENZA IN QUESTI ULTIMI 3 ANNI. CREDE CHE LA COOPERAZIONE FRA ISTITUZIONI DI DIVERSI PAESI DELL’EUROPA ORIENTALE NELLA LA REALIZZAZIONE DI MOSTRE DI ARTE CONTEMPORANEA POSSA CONTRIBUIRE ALLA PROMOZIONE DELL’ARTE DELL’EST SULLA SCENA INTERNAZIONALE? HA GIA’ AVUTO QUALCHE ESPERIENZA IN QUESTO SENSO? SE SI’ QUALI ISTITUZIONI E QUAL PAESI ERANO COINVOLTI?

4. COME VALUTA LO STATO DEL MERCATO DELL’ARTE CONTEMPORANEA NEL SUO PAESE E QUALI NE SONO GLI ATTORI PRINCIPALI?

5. COME DEFINIREBBE LA POSIZIONE E IL RUOLO DELL’ARTISTA NEL SUO PAESE OGGI?



KAMEN BALKANSKI
Direttore esecutivo del Centro Soros per l’Arte Contemporanea (SCA) di Sofia, Bulgaria.

1. I curatori hanno giocato un ruolo fondamentale in questi ultimi dieci anni. Se all’inizio del periodo di transizione il loro ruolo nella società aveva contorni poco definiti, oggi tanto gli artisti quanto la società creativa sono consapevoli dell’importanza del lavoro curatoriale.

2. Dopo un primo responso molto intenso, che definirei quasi un “boom”, l’attenzione della critica e del pubblico in generale si sono assestati su livelli pressochè costanti. La Bulgaria è ancora sprovvista di un istituto con spazi (una Kunsthalle o un museo di arte moderna, ecc) adeguati a rappresentare e studiare l’evoluzione dell’arte contemporanea con mostre, seminari, presentazioni.

3. Vi sono sicuramente possibilità di più ampie cooperazioni in questo campo. L’I-CAN (già SCCA Network) è una delle reti più efficaci in questo senso. Sebbene la maggioranza dei centri non possa contare su sedi e spazi adeguati per le mostre, la competenza professionale è sicuramente un fattore determinante in questo tipo di cooperazione. Nel 1996 ho collaborato con il SCCA-Riga (Galleria M6) e sucessivamente, nel 1999, con il Museum of Foreign Art ( Museo di Arte Straniera) di Riga per la mostra Bacterium Bulgaricus co-curata da Plamena Ratcheva.

4. In sostanza non esiste un mercato per l’arte in Bulgaria. Il quadro generale è piuttosto triste e mal organizzato. Le piccole gallerie private rappresentano la parte più attiva del mercato ma in termini di arte contemporanea di fatto il mercato non esiste.

5. Per gli artisti il quadro è molto chiaro, seppure non “roseo”, e la maggior parte di loro si dà da fare per attivare nuovi contatti internazionali o più semplicemente trovare nuove modalità di presentazione. Le ONG che operano nel campo rivestono ancora un ruolo di fondamentale importanza e sono ampiamente apprezzate. Le giovani generazioni stanno cercando di trovare propri modi d’espressione con esiti spesso molto interessanti.


KATALIN NERAY
Direttore del Ludwig Museum of Contemporary Art di Budapest, Ungheria.

1. Credo che il curatore abbia effettivamente cambiato il proprio ruolo in quanto agisce sempre più spesso come produttore, specialmente nel campo dei nuovi media e di allestimenti ”sito-specifici” ed è anche coinvolto nella ricerca di finanziamenti, specialmente in paesi come il nostro in cui le attività di mercato nel campo artistico sono in fase di transizione.

2. Sfortunatamente la distanza fra il pubblico e l’arte contemporanea non è ancora stata colmata. Ci vuole tempo per educare le persone e interessarle all’arte contemporanea, specialmente alle arti visive. Le giovani generazioni sono più capaci e la “clientela” del mercato dell’arte sta cominciando a guardare con crescente interesse anche alle opere di arte contemporanea.

3. Sono profondamente convinta che un impegno congiunto da parte dei paesi dell’ex ”blocco orientale” sarebbe un strumento molto efficace per la promozione a livello internazionale. D’altronde la “cortina di ferro” esiste ancora, almeno mentalmente. Basta scorrere i giornali d’arte internazionali sulla Biennale di Venezia per accorgersi che non una parola o un’immagine (o forse poche) sono state spese sulla nostra partecipazione, così come hanno ignorato la mostra “After the Wall” (Dopo il Muro) che pure era curata dal Stockholm Moderna Museet. La collaborazione con quelli che erano i Centri Soros per l’Arte Contemporanea è stata di fondamentale importanza e rappresenta ancora la migliore risorsa di informazioni per la maggior parte dei paesi dell’est.

4. La questione si riallaccia ai commenti espressi alla seconda domanda, tuttavia negli scorsi due anni si è vista un’evoluzione nel mercato e nella qualità delle gallerie, nonchè l’apertura recentissima di nuovi musei e centri d’arte privati.

5. Certamente anche la posizione degli artisti è cambiata, devono combattere per ottenere un riconoscimento e per la sopravvivenza. E’ anche vero che gli vengono offerte molte più possibilità di viaggiare e di ottenere borse di studio che in passato.


 
 

 

 
 
 
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