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23 marzo 2026

Incontro a Trieste con i curatori della mostra BEATO ANGELICO di Palazzo Strozzi e del Museo di San Marco a Firenze

aula magna della sede universitaria IUSLIT di via Filzi 14, dalle 17.30 alle 19

Trieste Contemporanea e la Fondazione Franco Jesurun hanno il piacere di invitare il pubblico triestino interessato lunedì 23 marzo a partecipare all’incontro con i curatori della grande mostra su Beato Angelico, chiusasi a Firenze lo scorso 25 gennaio.
L’incontro si terrà, ad ingresso libero, nell’aula magna della sede universitaria IUSLIT di via Filzi 14, dalle 17.30 alle 19.
L’iniziativa si avvale del supporto della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e la collaborazione della Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti ETS di Lucca ed è organizzata all’interno della programmazione dedicata da Trieste Contemporanea all’insigne studioso italiano di prospettiva Decio Gioseffi.

Programma:
Stefano Casciu, già Direttore regionale Musei nazionali Toscana:
Organizzare Beato Angelico: un esempio di collaborazione tra pubblico e privato.

Carl Brandon Strehlke, curatore emerito del Philadelphia Museum of Art:
Riflessioni sulla mostra di Firenze.

Angelo Tartuferi, specialista di pittura italiana dal Medioevo al Quattrocento:
Angelico spazioso: tra fantasie architettoniche tardogotiche e prospettiva rinascimentali.

Paolo Bolpagni, storico delle arti:
Ragghianti e il linguaggio cinematografico dei critofilm.

Proiezione di Stile dell’Angelico, critofilm di Carlo Ludovico Ragghianti (1955, 10’).

L’esposizione è, ad oggi, punto di arrivo esemplare per ampiezza e completezza e per gli aggiornamenti nella lettura del significato degli esiti dell’arte di Angelico a confronto con altri grandi inventori del Quattrocento italiano.
Si aggiunge nell’incontro triestino la rara occasione di visionare il critofilm Stile dell’Angelico di Carlo Ludovico Ragghianti, accompagnati nella comprensione dell’uso del cinema per finalità di critica d’arte dalla relazione di Paolo Bolpagni, direttore della Fondazione Ragghianti. di Lucca.

Carl Brandon Strehlke, tra i massimi studiosi dell’artista, Angelo Tartuferi e Stefano Casciu, ci racconteranno a Trieste l’eccezionalità della costruzione di questa mostra fiorentina (forse anche dell’entusiasmo provato quando hanno potuto riunire sette pale d’altare smembrate e disperse da oltre due secoli). Lo studioso statunitense chiude la premessa al suo contributo al catalogo della mostra con un implicito rilancio di futuro di meraviglia: “Nel 1970, in un meraviglioso saggio intitolato Il beato propagandista del Paradiso, Elsa Morante si chiedeva: «Ha partecipato Guido di Pietro alla rivoluzione?». Si riferiva alla rivoluzione delle arti durante il Rinascimento. In questa mostra intendiamo affermare che sì: Fra Giovanni vi ha partecipato.”

 

Paolo Bolpagni è dal 2016 direttore della Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, e dal 2024 direttore generale della Fondazione Centro delle Arti Lucca. Ha inoltre diretto la Collezione Paolo VI – arte contemporanea di Brescia e la Fondazione Biscozzi | Rimbaud di Lecce. Ha all’attivo molti libri, cataloghi e saggi scientifici, e curato oltre centro mostre, in Italia e in altri Paesi europei. È accademico d’onore dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.

Stefano Casciu, storico dell’arte, ha prestato servizio nel Ministero della Cultura dal 1990 al 2026, ricoprendo incarichi di funzionario e quindi di dirigente tra Arezzo, Modena, Reggio Emila e Mantova. Ha curato mostre, restauri, cataloghi e nuovi allestimenti museali. Negli ultimi dieci anni ha organizzato e diretto il sistema dei musei statali in Toscana. I suoi studi sono dedicati principalmente alla Firenze tardo-medicea, all’arte fiorentina a cavallo tra Sei e Settecento, alla natura morta, alla scultura tardo-barocca, al collezionismo ed al mecenatismo delle antiche dinastie italiane, ma si è occupato anche di temi quattrocenteschi, da Piero della Francesca a Beato Angelico.

 Carl Brandon Strehlke è stato il curatore della John G. Johnson Collection del Philadelphia Museum of Art per quasi 35 anni dove ha curato il catalogo dei dipinti italiani. Ha anche curato il catalogo della collezione Berenson del Harvard University Center for Italian Renaissance Studies della Villa I Tatti, Firenze, e curato mostre su san Francesco d’Assisi, Pontormo e Bronzino e Beato Angelico al Prado di Madrid e con Stefano Casciu e Angelo Tartuferi al Palazzo Strozzi e al Museo di San Marco di Firenze.

Angelo Tartuferi, specialista di pittura italiana dal Medioevo al Quattrocento, è autore di numerose monografie, saggi e articoli su riviste in Italia e all’estero. Già docente a contratto presso l’Università degli Studi di Perugia e Vicedirettore della Galleria degli Uffizi, nonché Direttore della Galleria dell’Accademia e del Museo di San Marco a Firenze. Nel 2020 ha conseguito l’Abilitazione Scientifica Nazionale in Storia dell’Arte per la prima fascia (settore 10/B1).

La mostra del 2025 e la mostra del 1955
Al centro dell’introduzione del catalogo fiorentino Stefano Casciu e Marco Mozzo (direttore del Museo di San Marco) scrivono che la mostra “È una di quelle occasioni espositive eccezionali che si presentano una sola volta nell’arco di una generazione. La precedente mostra monografica nazionale dedicata a Firenze a Fra Giovanni da Fiesole risale infatti al 1955 […]. Frutto di anni di lavoro, il progetto ha reso possibile un’operazione di eccezionale valore scientifico e culturale, restituendo al pubblico in un contesto unitario oltre centoquaranta opere tra dipinti, sculture e miniature, provenienti da più di settanta prestigiosi musei, biblioteche e collezioni italiane e internazionali. […] La mostra ha rappresentato anche un’importante occasione per il restauro di oltre venti opere oggi nuovamente fruibili nella loro piena leggibilità.”
Il legame della mostra 2025 con la mostra del 1955 è sottolineato anche da Carl Strehlke: “La fama di Angelico conobbe una grande rinascita a metà del ventesimo secolo – in particolare nel 1955 in occasione del cinquecentenario della morte – caratterizzato da molti nuovi studi basati su ricerche archivistiche e su analisi tecniche, culminati in due esposizioni monografiche, quasi identiche, una in Vaticano, inaugurato da Pio XII, l’altra al Museo di San Marco a Firenze.”
Angelo Tartuferi, quale curatore della sezione dei dipinti su tavola allestita al Museo di San Marco, ci dice che essa “si propone l’obiettivo di offrire, non soltanto agli studiosi ma anche al pubblico, una visione critica aggiornata sul periodo più controverso dell’attività dell’artista. L’opinione degli studiosi è ancora oggi tutt’altro che concorde riguardo ad argomenti cruciali, quali l’anno presumibile della venuta al mondo di Guido di Piero in Mugello o quello del suo arrivo a Firenze, l’individuazione dei principali punti di riferimento per la sua formazione artistica e, ultimo e più importante, le opere a lui attribuibili e la loro datazione nel corso del secondo e del terzo decennio del Quattrocento.”

 

Stefano Casciu – Abstract 1: L’organizzazione della grande mostra Beato Angelico si è sviluppata sotto il segno di una proficua collaborazione tra la Direzione regionale Musei nazionali Toscana, il Museo di San Marco e la Fondazione Palazzo Strozzi. I risultati scientifici, di conservazione, di valorizzazione e di pubblico, sono stati al di là delle aspettative, e i frutti positivi per il patrimonio culturale, sia pubblico che privato, sono stati di grande rilevanza.

Carl Brandon Strehlke – Abstract 2: La mostra Beato Angelico recentemente chiusa al Palazzo Strozzi e al Museo di San Marco di Firenze ha goduto un enorme successo di pubblico. Parlerò come uno dei curatori cosa ho imparato del grande artista durante la mostra e cosa ho imparato del pubblico che ha aspettato anche fino a quattro ore in fila per vedere le sue opere.

Angelo Tartuferi – Abstract 3: L’intervento si riprende alla grande mostra nelle due sedi di Palazzo Strozzi e del Museo di San Marco a Firenze chiusa lo scorso 25 gennaio, per proporre un’analisi degli aspetti architettonico-spaziali riscontrabili nelle diverse fasi stilistico-cronologiche del pittore domenicano.

Paolo Bolpagni– Abstract 4: Carlo Ludovico Ragghianti, oltre che storico, critico e teorico dell’arte, uomo politico, docente, curatore di mostre e fondatore e direttore di riviste, fu cineasta. Lui stesso coniò la definizione di critofilm: «critica d’arte (penetrazione, interpretazione, ricostruzione del processo proprio dell’opera d’arte o dell’artista) realizzata con mezzi cinematografici, anziché con parole». L’intervento di Bolpagni sarà incentrato sulla particolare valenza di questi prodotti cinematografici, da lui girati tra il 1948 e il 1964.

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