programma

dal 2 Ottobre al 19 Dicembre 2026

Fabio Mauri

A occhi non socchiusi

Fabio Mauri, Il televisore che piange, 1972 Fotografia della video performance. Courtesy Fabio Mauri Estate, Roma.

Fabio Mauri, Il televisore che piange, 1972, fotografia della video performance (courtesy Fabio Mauri Estate, Roma)

Nell’anno del centenario della nascita di Fabio Mauri (Roma, 1926–2009), Ephemera Festival in coproduzione con Trieste Contemporanea / Studio Tommaseo presenta una mostra dedicata alle performance di Fabio Mauri curata da Sara Codutti in collaborazione con lo Studio Fabio Mauri di Roma. Attraverso le immagini dei grandi fotografi che seguirono l’artista nella sua ricerca – Elisabetta Catalano, Claudio Abate, Massimo Piersanti, Antonio Masotti, Maria Mulas – insieme a tracce, documenti, appunti e materiali effimeri provenienti dall’archivio dell’artista, la mostra riflette sulla sua pratica performativa e sulla relazione tra azione, memoria e documentazione. La mostra inaugura venerdì 2 ottobre alle ore 18.00 allo Studio Tommaseo in via del Monte 2/1 e resterà aperta fino al 19 dicembre 2026.

Fabio Mauri è stato artista, autore, editore e intellettuale. La sua opera si distingue per le profetiche intuizioni sul ruolo dello schermo nella società contemporanea e per la ricerca sulla memoria e l’ideologia nei regimi autoritari del XX secolo, spesso indagata attraverso un personale e pionieristico uso della performance.

Proprio lo schermo è protagonista de Il televisore che piange, happening televisivo che apre la mostra, realizzato nel 1972 quando Mauri, interrompendo la normale programmazione della RAI, lascia il pubblico dinanzi a un televisore bianco che trasmette il lamento di una voce che piange: «abbiamo rotto un’azione abituale, usuale, quella della televisione di trasmettere immagini, non trasmettendo altro che il televisore in sé stesso».

Nello spazio della galleria, la mostra si sviluppa come una sequenza quasi filmica di immagini in bianco e nero che, disposte in ordine cronologico, documentano le performance di Mauri degli anni settanta, evidenziando di volta in volta le specificità linguistiche che ciascuna di esse mette in campo: dall’azione complessa Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale von Hussel di passaggio per Roma (1971), ai “corpi usciti dal quadro” di Ebrea (1971) e Ideologia e natura (1973), all’azione immaginata Vomitare sulla Grecia (1972), le azioni con persone note Oscuramento (1975), Intellettuale (1975) e Dramophone (1976), fino all’uso delle proiezioni sui corpi di Senza ideologia (1975 e 1978) e la performance cancellata “per motivi di sicurezza” Europa Bombardata (1978). A chiudere il percorso espositivo, Ricostruzione della memoria a percezione spenta (1988), conferenza-performance nella quale l’artista sperimenta un’inedita commistione tra parola e azione.

Le fotografie delle opere sono affiancate da documenti di lavoro, lettere, bozzetti e inviti, che restituiscono una pratica in cui ogni elemento è disposto con cura all’interno di un sistema linguistico fortemente simbolico, costruito con estrema precisione fin nei minimi dettagli.